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martedì 26 novembre 2024

Tre giorni ad Alicante e dintorni - Novembre 2024

Prenotiamo a luglio 2024, per la prima volta con Wizzair. Prezzi molto interessanti, per due persone andata e ritorno da Fiumicino, con un trolley e un bagaglio da riporre sotto il sedile, abbiamo speso 180 euro. Partenza un pò in ritardo, arriviamo con circa 30 minuti di ritardo ad Alicante, verso le 18. E' già buio, per cui cerchiamo di arrivare il prima possibile al nostro appartamento, che meriterà un post a parte, in quanto il soggiorno è stato eccellente, Apartament El Olivo. Arriviamo verso le 19.30 dopo aver preso il pullman C6 dal lato partenze dell'aeroporto. Costo del biglietto 4,50 €. Scesi dal pullman, fermata Mercato El Sabio,   poi ci sono voluti circa 20 minuti di camminata, per
arrivare all'Appartamento El Olivo. Anche se la fermata migliore è la successiva, cioè Marq- Castillo, a soli 10 minuti a piedi ed in discesa. Comunque arriviamo anche affamati e la fortuna vuole che vicino all'appartamento ci sia un bel ristorante argentino, La Estancia-Carne a la brasa. Personale veramente gentile. Abbiamo preso le costine di maiale con salsa barbeque e un pezzo di manzo cotto a bassa temperatura. Le costine hanno vinto, molto più saporite. Il tutto accompagnato da un rosso di Alicante, Murviedro Sercis Cepas Viejas Monasterll 2019. Buoni i dolci e il prezzo ci stava tutto, poco più di 35 € a testa. Ci voleva una bella dormita per riprendersi dalla giornata appena trascorsa e così è stato. Letto veramente comodo. La colazione decidiamo di farla in un localino proprio sotto di noi, Dulce Raval - Pan y cafè. C'è dolce e salato, ma alla fine prendiamo solo cose dolci. Io opto per il caffè il resto del gruppo va di cappuccino. Da questo momento in poi inizia la nostra conoscenza con Alicante. Iniziamo subito con il suo lungomare, cioè El Postiguet, che arriva fino al centro della città. Oggi la giornata è un pò nuvolosa, però si vedono tante
persone passeggiare e partecipare a lezioni di yoga e partite di beach volley.  La prima tappa è l'ufficio turistico, da li ci danno informazioni su cosa vedere intorno ad Alicante, alla fine opteremo per Elche. Dopo un pò di cammino arriviamo al negozio simbolo, per noi, della Spagna, cioè Ale Hop. Carla ci passerebbe delle ore li dentro, ma devo dire che anche Francesca è rimasta piacevolmente colpita. La rambla ci accoglie con i suoi rumori, ma poi dirottiamo la nostra camminata verso Carrer de Sant Francesc. Qui ci sono delle statue che rappresentano funghi e funghi con insetti. Poi ci dirigiamo verso il Mercado Central, ove avevamo in mente di mangiare qualcosa per pranzo, ma posti per mangiare ce ne erano pochi e tutti molto affollati. Cosi riprendiamo la nostra camminata, non senza aver fotografato il monumento in ricordo del bombardamento avvenuto il 25 maggio 1938 da parte dell'aviazione italiana. E' composto da nove quadrati, come i nove aerei che sorvolarono la città,  novanta linee come il numero delle bombe che caddero sul mercato e trecentotredici
punti come il numero delle vittime.  Il pranzo incombe, così ci fermiamo presso Casa Mary, dove mangiamo una buona paella con una caraffa di sangria. Diciotto euro a testa e il pranzo è servito. Ritorno a casa per un breve riposicchio e poi di buona lena verso il Castello di Santa Barbara. Arriviamo in cima a piedi, ma poi scenderemo con l'ascensore. La veduta dal monte Benacantil è eccellente. Dopotutto  166 metri non sono pochi. Inizia il tramonto e a breve sarà buio. Ci dirigiamo verso il lato del casinò, li vicino il porto ci permette di passeggiare senza avere il problema del rumore delle auto che sfrecciano veloci. Per la cena ci siamo cautelati prenotando alla Taberna Iberica, è sabato ed è meglio non correre rischi. La scelta è stata ottima, tanto che ci ritorneremo  anche la sera successiva. Iniziamo con il pane caldo con il pomodoro, poi ci portano un antipasto offerto da loro a base di pesce. Da bere un rosso Ramon Bilbao crianza Rioja, molto buono. Proseguiamo con un piatti di Jamon y Queso, cioè prosciutto e formaggi locali e delle tapas di friggitelli, ma molto piccoli. E poi costillas de cordero, cioè
cotoletta alla scottadito e il morteruelo, uno stufato di carne che viene poi ridotto in una crema. Qui poi gli ingredienti variano a seconda della zona. Non prendiamo il dolce in quanto nel pomeriggio abbiamo acquistato il torrone di Alicante e una bottiglia di rhum. Il giorno successivo scendiamo per la colazione al forno sotto l'appartamento, ma con nostro disappunto era chiuso, nonostante il cartello degli orari lo desse aperto. Allora iniziamo a camminare nella speranza di trovare qualcosa aperto, dato che è domenica. Pochi metri e troviamo El Mirador, che si trova su un piano terrazzato con vista sul mare. Colazione ottima e pronti per i nostri chilometri giornalieri, ieri sono stai circa 19. Prendiamo l'autobus n.22 e ci dirigiamo verso la stazione centrale di Alicante.
Da li prendiamo il treno e in trenta minuti siamo ad Elche, precisamente fermata Elx-Parc. Iniziamo la passeggiata visitando la cittadina. E' un piccolo centro con cose veramente interessanti. Oltre alla Basilica di Santa Maria, troviamo il  Palazzo di Altamira e la Torre de la Calaforra. E per il momento aspettiamo di visitare il giardino  Huerta del Cura, dove si trova il palmeto imperiale, prima un piccolo  spuntino è d'obbligo. E qui ci fermiamo proprio nelle vicinanza del giardino, presso il Restaurante La Taronja. I camerieri sono molto giovani e preparati. Insalatone molto interessanti e tanta cordialità. alla fine 18 euro a testa ce la siamo cavata. Riusciamo ad entrare per la visita al giardino una mezz'ora prima dell'ultimo orario di entrata. Tanto verde, come un pò in tutta la località. palme molto alte e secolari. Ci sono molti zampilli di aacqua, con i germani reali che la fanno da padrone. Ed a un certo punto arriva lui, con tutta la sua maestosità, cioè La palmera imperial. Deve il suo nome alla Principessa Sissi, imperatrice d'Austria, la quale si innamorò del giardino e a lei il Cappellano Castano dedicò proprio quella palmera. Al suo interno  si  trovano circa 500 palme. E con nostro stupore arrivano anche i pavoni.
Erano quattro, di cui due totalmente bianchi. Senza dimenticare la presenza della Dama di Elche, il cui busto originale si trova nel Museo Nazionale Archeologico di Madrid. Usciamo e continuiamo a camminare tra palme e tanto verde. Passeggiamo lungo le sponde del fiume Vinalopo, fortunatamente al fresco, in quanto anche se siamo a novembre, la temperatura è elevata. Pian piano torniamo alla stazione di Elx-Parc, ma il primo treno disponibile per Alicante passa tra più di un'ora, cosi optiamo per il pullman che parte poco distante da li, dalla stazione dei bus. Torniamo all'appartamento verso le ore 18. Decidiamo di riposarci e andare poi direttamente alla Taberna Iberica, che si trova a dieci minuti a piedi da dove siamo noi. Stasera andiamo di paella o arroz de marisco. Il tutto accompagnato da una bottiglia di Monopole Verdejo, tranne che per Carla che ha optato per una coppa di sangria. Cena eccellente come la sera precedente. Domani si torna a Roma, ma prima c'è ancora qualcosa da fare, bisogna godersi il sole e il mare della Spagna per qualche ora. Mattina successiva splendida colazione sempre
a El Mirador, anzi saremo li anche per un pranzetto veloce. Si sta talmente bene al sole e al fresco del mare. Però la sera prima Franchino aveva notato che una parte del Barrio Santa Cruz  l'avevamo saltata, cosi copriamo al volo questa mancanza. Fortunatamente alla tazza della città di Alicante di Starbucks, per la nostra collezione,  avevo pensato il giorno precedente, così siamo liberi di fare una passeggiata lungomare. La spiaggia è piena di gente che prende il sole, chi ne approfitta per leggere un libro, chi disputa una partita di pallone, insomma c'è tanta vitalità. Dopo aver sorseggiato sulla spiaggia  il peggior caffè di questi giorni ad Alicante, prendiamo i bagagli e sempre con il C6 di dirigiamo verso il piano partenze dell'aeroporto. Il volo partirà in orario, tranquillo come all'andata. E' stato un bel modo di staccare la spina qualche giorno e, al di là del luogo, la differenze la fa la compagnia e con i Franchetti è sempre al top.

martedì 19 novembre 2024

Mostar - Bosnia-Erzegovina - Ottobre 2024

Quando ho proposto  agli altri Spalato, la risposta è stata subito positiva. Poi con soli 45 minuti di volo da Fiumicino, Franco ha toccato il cielo con un dito. Ho iniziato a vedere il tempo che occorreva per visitare Spalato e quanto ne avevamo noi a disposizione. In realtà avevamo tre giorni pieni, dato che che siamo arrivati la mattina abbastanza presto e la partenza dl terzo giorno era di sera. Per cui il giorno intermedio lo potevamo dedicare a qualcosa nelle vicinanze o comunque a ad un luogo che avrebbe acceso in noi la scintilla dell'attenzione e, successivamente in loco, dell'emozione. La scelta è caduta su Mostar, con una guerra terminata appena 30 anni prima. Alfredo ci raccomanda di staccare internet dai cellulari, in quanto in Bosnia si applicano dei costi molto elevati per la connessione  a internet. La presenza di muri è qualcosa di fastidioso, come rivedere dopo tanti anni la dogana, in uscita dalla Croazia e per entrare in Bosnia. E' qualcosa di obsoleto, che non ha nulla a che vedere con la pace tra i popoli. Il paesaggio tra il passaggio ai controlli e la città di Mostar è praticamente un viaggio senza incontrare quasi nulla. Qualche macchina ma zero piccoli centri abitati.
Avvicinandoci al centro per trovare un parcheggio, vediamo i buchi dei colpi delle mitragliatrici ben visibili tra le mura delle case. Alcune di loro ancora non sono abitabili. Per il parcheggio ce la caviamo con 10  euro. Mostar è una città segnata dalla divisione, è una guerra tra coloro che una volta erano amici e poi si sono trovati su sponde opposte. Il Ponte di Mostar, è il simbolo di tutto questo. Il 9 novembre del 1993 i croati, ex amici del bosniaci mussulmani e uniti contro la Serbia, bombardano e distruggono il ponte vecchio, Stari Most. Non ha una grande importanza dal punto di vista militare, ma lo ha dal punto di vista psicologico nella popolazione bosniaca. Il ponte è
divisione tra mussulmani e croati ed è l'emblema di tutto questo. Dopo aver parcheggiato, ci dirigiamo verso il mercato che si sviluppa lungo il fiume e nelle immediatezze del ponte. Le vie del mercato sono affollate, c'è un pò di tutto, ma la cosa che va per la maggiore è il  cachemire. Alla fine Roberto ed io acquistiamo degli scialli di cachemire. Camminando arriviamo davanti alla Moschea Koski Mehmed Pasa. Vediamo la fontana delle abluzioni e decidiamo anche di entrare. Gli interni sono semplici ma di gran impatto. Nel mentre Alfredo ed io decidiamo di salire sulla cima del  minareto tramite la strettissima scala a chiocciola. Il panorama è stupendo. E saliamo proprio nel
momento in cui il muezzin lancia la chiamata alla preghiera. Ci troviamo sotto gli altoparlanti e tutta la città può ascoltare. Con molta fatica arriva anche Roberto ad affacciarsi in cima , mentre Franco non ci ha proprio pensato a salire. E' quasi ora di pranzo, la cucina bosniaca ci aspetta. Ci troviamo nella  parte sinistra del fiume Neretva, vediamo nella sponda opposta, una serie di locali e uno in particolare ci colpisce. Ecco proprio li siamo andati, al Restoran Babilon. Abbiamo assaggiato dei piatti molto semplici a base di pesce, ma saporiti. E accompagnati da birre locali. E mentre eravamo li  abbiamo visto in diretta il salto dal ponte nell'acqua del fiume, da parte di alcuni ragazzi. Ovviamente fanno tutto ciò, anche un pò troppo romanzato, dietro compenso. Il ponte è oggi Patrimonio Mondiale dell'Unesco ed è stato ricostruito nel 2004. Finisce con una breve passeggiata la nostra visita a Mostar. Ho visto visi e volti provati da una guerra ancora troppo vicina. Non sono riuscito a percepire quel senso di pace che, nelle intenzioni di chi a ricostruito il ponte, era forse la cosa più importante. Per finire la giornata, prima di rientrare al nostro appartamento a  Spalato, ci fermiamo a Medjugorje. Forse meriterebbe un post a parte, chissà....

lunedì 14 ottobre 2024

La Francia 2024 - Narbonne Carcassone e dintorni

Sveglia e colazione, poi  continua la nostra visita a Montpellier. Ci addentriamo per le vie della città ancora addormentata, è ancora più bella. Arriviamo alla Facoltà di Medicina dell'Università di Montpellier, che si trova al civico n.2 dell'Ecole de Medecine. E' una antica abbazia, posta nelle immediate vicinanze della Cattedrale di Saint Pierre. E dal 1795 ospita gli studenti e attualmente è la più antica facoltà di medicina nel mondo.  Dopo esserci fermati per un caffè, ci immergiamo nella bellezza della Cattedrale e torniamo nel nostro appartamento in quanto il check out incombe. Bagagli e affini in spalla, arriviamo dove è parcheggiata la nostra auto. Visto l'orario non tardo, ci rechiamo presso un centro commerciale perché Carla aveva bisogno di un farmaco per un dolore alla schiena.

Inoltrandoci verso il lato opposto da dove eravamo entrati, visto che era quasi l'ora di pranzo, vediamo un ristorante greco, Restaurant Isabella. Un pò problematico trovare un tavolo per  quattro all'esterno, ma alla fine ci riusciamo. Anche oggi la temperatura è elevata.  Al cibo greco non diciamo mai di no. La Grecia è la nostra passione. Mangiato bene, andiamo a prendere la macchina per arrivare a Narbonne. Sembra facile a dirsi, ma complicata e comica nel dar farsi. In breve, usciamo dal parcheggio del centro commerciale e, seguendo le indicazioni fornite dal nostro navigatore, entriamo in un dedalo di strade, che ci fanno entrare in una zona pedonale. Succede che inavvertitamente ci troviamo rinchiusi in una zona dalla quale sembrava che non si potesse uscire, in quanto si erano rialzati i paletti che impedivano sia l'entrata che l'uscita delle
automobili. Attimi di panico, chiediamo informazioni su come poter poter uscire al personale di un albergo che era li, ma senza avere risposte incoraggianti. Dopo un pò, esce un ragazzo dallo stesso albergo citato in precedenza e, con due semplici parole, ci ha fatto capire che bastava avvicinarsi ai paletti e gli stessi si sarebbero abbassati. Miracolo, era proprio vero.  A questo punto, Narbonne era ancora più vicina. Con circa un'ora di viaggio, arriviamo alla nostra albergo, Appart-Hotel Zenitude. Direi la migliore

sistemazione di tutto il viaggio. Breve riposino e poi iniziamo a scoprire la cittadina.  In molte parti della città, si trovano manifesti che ricordano la rivolta di vignaioli del 19 e 20 giugno  1907. I giardini comunali di Narbonne, ospitano delle opere facenti parte della mostra In arte Veritas, del maestro Zareski. Una grande festa c'era in quei giorni, esattamente il Festival Barques en scene. Noi abbiamo assistito alla parata del Microcosmo ad opera della compagnia Planete Vapeur. Per la cena ci siamo spostati un pò dal cuore del festival e abbiamo cenato da O Si Press...., dove alla richiesta di una Magret de Canard al sangue, il ragazzo che ci stava servendo ha avuto un sussulto di dolore. Cosi abbiamo optato per la cottura media. Domani ci aspetta ancora Narbonne e poi Beziers con i suoi canali. Letto comodissimo, il migliore del viaggio. Dopo la

colazione, riprende la nostra visita di Narbonne. La Cattedrale di San Just e Saint Pasteur , che domina la città con le sue volte alte circa 40 metri, come tante altre chiese è incompiuta. Nello specifico ci fù un rifiuto da parte dei Consoli di distruggere i bastioni per continuare la costruzione. Il Palais Neuf o anche meglio conosciuto come il Palazzo degli Arcivescovi, è certamente l'attrazione di punta della città. E' un complesso che al suo interno racchiude un complesso architettonico religioso, civile e militare. ospita anche delle collezioni di arte. dopo esserci persi nelle stradine e nei colori di questo piccolo centro, ci avviciniamo al mercato cioè al Les Halles de Narbonne. Al suo interno si assapora il senso del calore di questa gente, un aperitivo qui è una sosta obbligata. E' possibile anche mangiare, ma noi

abbiamo optato per una soluzione all'aperto, vista la temperatura gradevole. E allora ci sediamo da Chez Marius e la scelta è stata ripagata alla grande. Breve riposino e poi andiamo in direzione Beziers, precisamente verso le Chuse di Fonseranes, dichiarate patrimonio dell'Unesco, insieme al Canal du Midi che le ospita. Le stesse permettono di superare un dislivello di circa 25 metri. Il centro storico di Beziers è un piccolo gioiello, ma soprattutto la città è ricordata per aver dato i natali a Pierre-Paul Riquet, colui che ha permesso di coronare un sogno, cioè di navigare  tramite il Canal du Midi, da Sete a Tolosa. Molto bella la Cattedrale di Saint-Nazaire et Saint -Celse, la quale con la sua imponenza veglia sulla città. Il meteo non è dei migliori, ma riusciamo ugualmente a cenare all'aperto presso Le Petit Marais. Devo dire tanta gentilezza e buon cibo. Per

tornare nel parcheggio a riprendere la macchina ci siamo bagnati abbastanza, ma tornati in albergo ci siamo fatti un goccio di Armagnac e tutto è andato bene. Domani ultimo giro qui e poi direzione Carcassone. Ci muoviamo per la colazione con la città ancora un pò addormentata. Ripasso in albergo e poi via verso Carcassone. In realtà, abbiamo una tappa intermedia. Un piccolo paese sulla costa, cioè Gruissan, una vera e propria scoperta. Nonostante il vento molto forte, non mancano i turisti. La passeggiata è piacevole.  Soprattutto per la presenza di fenicotteri nel grande lago salato prospiciente la cittadina. Compriamo un bel sacchetto di olive, anzi due, verdi e nere. Molto buone. Però servono solamente per non arrivare affamati per il pranzo. E cosi alle 12.30 ci accomodiamo al ristorante Le Joffre. Ottima qualità del cibo, nello specifico vari tipi di insalate. Ottima la birra, la Occicana.
Una marca a me sconosciuta, infatti è tipica di questi posti. Devo dire che i Franchetti hanno gradito molto questo tipo di birra. Finito il pranzo, prendiamo la macchina e ci dirigiamo verso la località Gruissan Plage. La particolarità di questa zona, è che le case sono palafitte. Tutte colorate e ben tenute. In pratica è un quartiere composta da circa 1300 palafitte.  La spiaggia è molto grande e lunga. Non ci sono stabilimenti, ma solo una cabanon per l'eventuale soccorso in mare. E all'ingresso si trova una cabanon in miniatura, che serve per lo scambio dei libri offerti da chi e per chi si reca in spiaggia. Breve passeggiata  e poi partenza verso la destinazione originaria, cioè Carcassone, che nel 1997 è stata dichiarata Patrimonio dell'Unesco ed è il secondo sito turistico  più visitato in Francia dopo Le Mont Saint Michel.  In breve tempo arriviamo alla dimora prenotata, soluzione molto comoda per visitare la città.

Siamo nelle immediate vicinanze di una delle porte principali. Appena arriviamo sentiamo parecchio frastuono, ci sono dei giochi all'interno delle mura. Senza pensarci troppo decidiamo  di visitare subito Carcassone, ma in realtà il tutto è stato studiato per visitarla al mattino presto, quando non c'è l'invasione dei turisti. E infatti di pomeriggio è stato abbastanza complicato potersi muovere con spensieratezze e facilità per le vie affascinanti della stessa. Cosi decidiamo di

vederla il giorno successivo e di rientrare nei nostri appartamenti per un breve aperitivo prima di cena.  E durante la cena, per la prima volta, abbiamo provato la cassoulet. E' stato amore a prima vista. Un piatto eccellente, devo dire non molto leggero, ma di una bontà unica. Tanto che nelle tre cene successive a questa, prenderò sempre la cassoulet. Il ristorante di questa sera, L'Oppidum by FF, è assolutamente da consigliare. Prelibatezza  e ottimo cibo. Domani ci avvieremo verso l'ultima tappa di questo bellissimo viaggio, cioè Tolosa, ma prima ci godremo Carcassone nel  silenzio della sua storia. E l'intuizione di Francesca è stata eccellente. Al mattino Carcassone è eccezionale. Riesce a vedere, con calma, tutto quello che avresti dovuto condividere con migliaia di persone. Entriamo dal la Porte Nairbonnaise e usciremo da la Porte d'Aude. Le torri, in tutto 52, svettano nella pace del mattino appena iniziato. La maggior parte delle attività commerciali all'interno del borgo, aprono alle 08.30. Qualche micetto fa capolino tra le viuzze del borgo. La basilica di Saint-Nazare è nota per le sue splendide vetrate. Da non perdere la splendida vista che si gode dal Ponte Vieux verso la città, soprattutto durante il tramonto potrete vedere uno spettacolo unico. Prima di prendere la direzione verso Tolosa, facciamo un breve giro per la città nuova. Pausa caffè Briocherie Arpin, nulla di particolarmente interessante a livello di papille gustative, anzi con la titolare abbastanza antipatica.  Ora si che si va verso il nostro ultimo albergo, cioè The Social Hub Toulose.

mercoledì 2 ottobre 2024

Bunker di Villa Torlonia (Mussolini) - Via Nomentana 70 - 00161 - Roma

Erano anni che cercavo di poter visitare il bunker di Mussolini dentro Villa Torlonia. Dopo aver visto quello del Monte Soratte, la curiosità era veramente tanta.La fortuna ha voluto che, per la visita, avvenuta di domenica mattina, in italiano alle ore 10, fosse prevista la possibilità di poter sfruttare la Mic Card. La Mic card, è una card emessa dal Comune di Roma, al costo di 5 euro l’ano. La quale da la possibilità al possessore, di avere sconti per vari musei della Capitale. Nella specifica occasione lo sconto è stato di sei euro.Ma torniamo alla nostra visita, la quale ci ha dato la possibilità di stare al fresco per circa 50 minuti. In questo lasso di tempo sono stati rievocati i 51 bombardamenti subiti dalla città di Roma nel periodo tra Luglio 1943 e maggio 1944.La spiegazione narrazione è stata molto esaustiva. Infatti si vengono a sapere informazioni ai più sconosciute. Villa Torlonia, tra il 1929 e il 1943, fu la residenza privata di Benito Mussolini e della sua famiglia. In realtà ci sono tre strutture sotterranee, ma solamente due furono approvate da Mussolini. Le stesse si trovano sotto il Casino Nobile. Questi rifugi sono rinforzati con uno spessore di
120 cm di cemento armato. Al loro interno ci sono porte antigas e un sistema di depurazione e ricambio dell’aria. Ci troviamo a sei metri sotto il Casino Nobile.Bisogna aggiungere che il bunker, dopo l’arresto di Mussolini, fu usato dagli abitanti del quartiere. e la cosa risultò molto utile. Durante la visita, viene riproposta, grazie ad un video, la quotidianità durante i bombardamenti.E’ anche possibile rivivere, con suoni e vibrazioni, le sensazioni di un bombardamento. E la cosa è inquietante e riflessiva. Ti fa riflettere su cosa stanno provando gli abitanti dell’Ucraina e della Palestina.Per concludere, questa è una visita che vale assolutamente il costo del biglietto, anche senza la riduzione della Mic card. Poi, finita la visita, con una piccola deviazione verso il rione Prati, si può continuare la giornata con un bel pranzo presso il ristorante "L'Altra guancia". Uno spettacolo di cibo.

venerdì 27 settembre 2024

La Francia 2024 - Montpellier e i suoi dintorni

 Lo spostamento da Marsiglia verso Montpellier è stato pieno di imprevisti, che si possono anche chiamare con "disattenzione al codice della strada". Ma andiamo con ordine. Martedi 20 Agosto, prima di partire da Marsiglia direzione Montpellier, perlustriamo per l'ultima volta la città, prendendo il tram, perché io dovevo acquistare la tazza da Starbucks. La fortuna ha voluto che in offerta ci fosse sia quella di Marsiglia che quella di Montpellier. Però prima di dirigersi verso il capoluogo della regione Languedoc-Roussilon, sosta d'obbligo per acquisti presso lo store ufficiale del Marsiglia calcio. Dato che la macchina era con le valigie e altre cose in evidenza, decidiamo di darci il cambio per non lasciare l'auto incustodita, per cui siamo andati due per volta. Ma non avevamo realizzato di essere in una zona  a tariffazione , cosi appena rientrati in Italia, è arrivata la multa. Importo della stessa abbastanza esiguo, cioè 12,60 euro. Purtroppo 35 se li è presi la società di noleggio Enterprise, per  la pratica burocratica. Finalmente si parte, la nostra tappa intermedia è Aigues-Mortes, un piccolo borgo medievale che sembra un gioiello. E' circondato da una grande
cinta muraria. Quel giorno faceva un caldo incredibile, era l'ora di pranzo e la fame stava prendendo il sopravvento. Il calo glicemico di Carla era dietro l'angolo. Molti ristoranti stavano chiudendo per la pausa pomeridiana, così alla fine siamo andati al primo che ci è capitato. Solo successivamente abbiamo scoperto che su Tripadvisor era l'ultimo ristorante del luogo in classifica. Il suo nome servirà ad altri per evitarlo, cioè Les Capucins. Ancora oggi lo ricordo con dispiacere. Il borgo è veramente bello, vale la pena giralo. Ci troviamo nella regione dell'Occitania e il terreno paludoso su cui sorge, grazie ad una serie di canali, arriva fino al mar mediterraneo. Il più famoso di questi canali è Grau-du-Roi, famoso per il suo ponte mobile che permette il passaggio dei treni, ma soprattutto, per un volo carpiato con doppio avvitamento sull'asfalto da parte di Franchino (ma di questo ne parleremo in seguito).  E' questa la zona del famoso Vin de Sable, cioè vigneti che attecchiscono nel terrena sabbioso e questo da luogo ad un vino color salmone e con un gusto molto aromatico. Lo abbiamo provato, ma non ci
ha colpito particolarmente, magari non ci capiamo molto al riguardo. Riprendiamo il nostro viaggio e finalmente arriviamo alle porte di Montpellier. Navigatore alla mano, cerchiamo il nostro appartamento che si trova a  8 Rue de Chapeau Rouge. In pieno centro storico e con nessuna possibilità di arrivare in macchina per scaricare i bagagli. E qui succede qualcosa di imprevisto. Mentre cercavamo il nostro indirizzo, la polizia a causa di un problema con un mezzo rimasto in mezzo alla strada,  ci intima di immetterci in una strada percorsa  solo da tram. Appena ci immettiamo ci viene incontro una persona e ci dice che li non si può passare, subito dopo un'altra ci dice di fermarci, perché più avanti c'è una buca fatta appositamente per evitare il passaggio delle auto. Nella nostra direzione  arriva il tram, ci spostiamo nella corsia opposta e ne arriva un altro. Attimi di panico, ma la freddezza di Franchino ha permesso a tutti noi di uscire indenni da questa spiacevole situazione. Con il poliziotto che continuava a dare le stesse informazioni  stradali sbagliate  anche ad altri. Dopo un pò di peripezie arriviamo al nostro appartamento Le Petit Corum HH, che si trova proprio nei pressi del centro congressi omonimo. Esperienza più che negativa, basta leggere la
recensione che ho lasciato su Booking. La sera la passiamo nei vicoli della città, piena di giovani e a volte ci sentiamo quasi fuori luogo, siamo i famosi boomer. Ceniamo presso Chex Valou Le Souris Dansant. Niente di che, non lascia in noi la voglia di tornare anche nella sere successive. Il giorno successivo ci aspettano Sete e Bouzigues, per la nostra mangiata di ostriche. Ricca colazione presso Station Sucree, cappuccino in tazze enormi e pasticceria molto interessante. Piccola passeggiata per Montpellier, passaggio all'ente del turismo e poi via verso mete molto interessanti. Sete è la prima, località nota , soprattutto, per la sua Tielle. Che altro non è che la famosa tiella di Gaeta, rivisitata. Tiella che arrivò nei primi anni trenta da quelle parti, grazie all'emigrazione di pescatori di Gaeta in quel luogo. Oggi è facile mangiarla, come

abbiamo fatto noi, nel mercato Les Halles Centrales. E' molto buona e ed è veramente molto simile alla tiella originale. Ma andiamo con ordine, perché nel tentativo di parcheggiare la macchina nel parcheggio adiacente la cittadina, abbiamo avuto un piccolo diverbio con un energumeno di nazionalità francese. Vabbè una piccola digressione in lingua originale. Iniziamo a conoscere questa cittadina camminando lungo le sponde del Canal du Midì. E' detta anche la Venezia della Linguadoca. Infatti i ponti e calli la rendono abbastanza simile. Un giro per il quartiere Haut è d'obbligo, prima di arrivare al Les Halles. Qui, grazie alla perseveranza di Franco, abbiamo alla fine trovato un tavolino per quattro. La sua tattica consiste nel mettere pressione a coloro che rimangono seduti al tavolo dopo aver finito di consumare il pasto. E' quasi sempre vincente. Abbiamo fatto una discreta  mangiata di ostriche, tielle e altre prelibatezze, accompagnate da un calice di bianco. Il pomeriggio prosegue la visita  presso il quartiere de la Ponte Courte, un piccolo angolo di pescatori e gatti, anche se alla fine

non ce ne sono molti di gatti. Però ci sono alcuni scorci che sono da cartolina. Sete è anche murales, ce ne sono  tanti,  di tutte le misure e che evocano storie e culture diverse. Ma ora il nostro sguardo è  soprattutto rivolto verso Bouzigues e le sue ostriche. Nei nostri ricordi avevamo Cancale, viaggio del 2022. Qui è un pò diverso, non ci sono le capanne o i piccoli produttori che ti fanno accomodare e degustare. Comunque ci accomodiamo da Chez La Tchepe. Prendiamo 24 ostriche, Francesca ne assaggia un paio, il resto sono per Franco e per il sottoscritto. Carla neanche le vuole vedere. Buone, molto più salate di quelle mangiate al mercato a pranzo. Infatti il burro e il limone sono serviti per ammorbidire il sapore. Insomma buone, ma quelle del 2022 in Bretagna più buone. La sera cena leggera, infatti abbiamo preso le crepes, in un locale molto carino a Montpellier, si chiama Froment & Sarrasin Creperie. Sicuramente da pubblicizzare. Anche oggi siamo sui 18 chilometri, ma ormai non ci facciamo più caso. E domani, dopo una notte con materasso portato dal piano superiore al salone per il troppo caldo, ci dirigiamo verso la spiaggia dell'Espiguette e Le Grau Du Roi . La colazione la facciamo al Cafè de la Vieille Porte, che
si trova presso una delle porte della città. Colazione molto semplice, ma con un caffè bevibile. E poi hanno i loro croissant... Si parte per la nostra giornata di mare verso La Plage dell'Espiguette. Prima però facciamo una piccola sosta a Le Grau du Roi, per prendere qualcosa per pranzo e fare rifornimento. Nel frattempo noi maschietti ci prendiamo un caffè  presso La Brasserie Midi Cafè. Torneremo qui nel pomeriggio. Con la macchina arriviamo nei pressi del Faro dell'Espiguette e qui c'è un parcheggio a pagamento, mi sembra che si paghi 8 euro per tutto il giorno. Con una breve passeggiata attraverso le dune  si arriva a La Plage. Arrivati c'è un piccolo chiosco che affitta anche lettini, ma noi siamo duri e puri  e preferiamo stare con i teli sulla sabbia, perché ci piace soffrire (vero Francesca???). Il mare non è nulla di che, però questa immensa distesa di dune a perdita d'occhio, è semplicemente stupenda. Arrivando in spiaggia, sul lato sinistro dopo un pò si incontra la zona nudisti, noi siamo andati a destra. Poi qualcuno ha deciso di fare una passeggiata a sinistra, ma Franco ed io siamo rimasti a controllare le borse. Finito il periodo in spiaggia, con una certa solerzia ci dirigiamo verso Le Grau. Trovato parcheggio e, mentre con Francesca ero intento ad inserire le monetine nel parcometro, vediamo alle nostre spalle, con la coda dell'occhio, un tuffo carpiato con doppio avvitamento e salto mortale di Franchino, che cade con una certa agilità sul marciapiede. Si rialza prontamente e con fare guascone aggiunge "Tuttapposto!". Un rapido giro per la cittadina, poi ci fermiamo a fare la spesa perché stasera abbiamo deciso di cenare a casa. Un congruo e sostanzioso apericena, di quelli molto importanti. Per l'occasione abbiamo comprato anche un Armagnac. Rientrati a Montpellier ci immergiamo nei vicoli della città, in tutta la sua allegria e gioventù. Domani si va in direzione Narbonne. Ma quello è un altro capitolo di questo stupendo viaggio.

giovedì 26 settembre 2024

Gli Oratori del Celio - Roma

E' un sabato mattina, nei giorni precedenti è piovuto parecchio. Oggi c'è un bel sole, bisogna approfittare della bella giornata. Perché non andiamo a vedere gli Oratori del Celio? Detto e fatto. Prendiamo la macchina, il traffico non è elevato e in circa 30 minuti arriviamo nei pressi del Celio, precisamente davanti Villa Celimontana. Parcheggiamo e comunque prendiamo un giacchetto perché l'aria è ancora un pò fresca. Passiamo davanti alla Basilica di Santa Maria in Domnica alla Navicella, conosciuta ai più semplicemente come Navicella. E' eccezionalmente aperta, anche se si può vedere solo da fuori. Gli interni sono spettacolari, purtroppo la si può visitare solo se ti sposi o sei uno degli  invitati. Da li prendiamo una piccola strada pedonale che ci porta alla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, altro capolavoro da visitare assolutamente, fortunatamente questa l'avevamo vista  in un'altra occasione. Ci soffermiamo un attimo in zona e vediamo una ragazza con due turisti che sembrano essere li per una visita guidata. E in effetti era così, la visita , da fare con abbigliamento adatto e scarpe da
trekking, preferibilmente, riguardava i laghetti che si trovano sotto la Basilica, cioè i laghetti sotterranei del tempio di Claudio. ci siamo ripromessi di andarci. Poche centinaia di  metri e arriviamo agli Oratori, per la precisione sono tre. Entriamo dalla parte opposta rispetto alla chiesa di san Gregorio al Celio, per cui ci troviamo nello spazio che fu della  biblioteca di Papa Agapito I°. Il primo che vediamo è quello di Sant'Andrea. Al suo interno troviamo opere di Guido Reni, Domenichino e di Giovanni Lanfranco. La sua struttura è dovuta è dovuta ai lavori iniziati  dal cardinale Cesare Baronio e terminati dal cardinale Scipione Borghese. Si narra che l'abate del monastero , di ritorno da un viaggio a Costantinopoli, portò con se una reliquia dell'apostolo Andrea e per questo motivo ebbe dedicato l'oratorio. Riveste molta importanza il soffitto a cassettoni, nel quale è ben visibile lo stemma della Famiglia Borghese .Il secondo oratorio che visitiamo è quello di Santa Silvia ed è posto alla sinistra di quello di Sant'Andrea. Silvia
 era la madre di San Gregorio Magno. Anche qui troviamo lo stemma della famiglia Borghese, sempre su copertura di legno intagliato. Ci sono affreschi di Guido Reni e Sisto Badalocchio. Sopra l'altare troviamo la statua di Santa Silvia e ci sono anche delle vetrate  che rendono  più luminoso l'ambiente. All'interno è presente l'opera De Secunda Pietate , che nelle intenzioni dell'autore,  Danilo Mauro Malatesta, intende ispirare un tenero ribaltamento della sacralità, con il Cristo risorto che tiene tra la braccia Maria, che rappresenta il simbolo perfetto di un'umanità fragile. Ed il tutto è  distribuito in nove lastre di vetro. Inoltre troviamo un'immagine della Secunda  Pietate che l'artista ha portato ad Odessa e la stessa è stata firmata dagli abitanti della città. Il terzo e ultimo oratorio che visitiamo è quello di Santa Barbara, anch'esso restaurato a cura del cardinale Cesare Baronio. All'interno troviamo la statua di san Gregorio Magno  benedicente. Al centro troviamo una lastra di marmo che poggia su sostegni anch'essi marmorei, che serviva a Santa Silvia e Gregorio per distribuire il pane ai poveri. Si narra che un giorno la tavola fosse composta da dodici invitati, ma all'improvviso se ne aggiunse un tredicesimo, era un angelo. In ricordo di quanto accaduto, nel XV secolo fu incisa questa frase in latino : Bis senos hic Gregorius pascebat egentes / angelus et decimus tertius accubuit (qui San Gregorio nutriva i poveri/ e un angelo sedette come tredicesimo). All'interno troviamo affreschi di Antonio Viviani da Urbino. Gli oratori sono aperti il sabato e la domenica dalle 09.30 alle 12.30. Dire di andarli a vedere è poco, trasudano storia e passione. 


giovedì 12 settembre 2024

La Francia 2024 - Marsiglia e dintorni

E tutto ha inizio a Febbraio 2024, quando con mezz'ora, cronometrata, Francesca ed il sottoscritto, hanno prenotato voli e alberghi, per la vacanza  estiva del 2024. Il 17 Agosto alle ore 5.45 siamo a Fiumicino, con la novità dell'imbarco bagagli fatto direttamente da chi parte. Piccola colazione, Franchino che cerca un profumo nel duty free e Carla che compra cioccolatini pagandoli a peso d'oro. Imbarco molto tranquillo, in quanto nei biglietti prenotati c'era imbarco bagaglio di 20 kg cadauno e posto prenotato. Volo molto tranquillo verso Marsiglia, io e Carla abbiamo visto sul cellulare una puntata di una serie scaricata da Netflix  e arrivo in orario. Prendiamo i bagagli e ci
dirigiamo verso il Terminal  per il ritiro della macchina a noleggio. Fortunatamente arriviamo poco prima di un numeroso gruppo di vacanzieri. Aspettiamo una trentina di minuti e alla fine ci viene consegnata una Renault Australe. Macchina spaziosa ma con bagagliaio non molto capiente. Vabbè alla fine facciamo entrare tuti i bagagli. Con molta calma ci immergiamo nel caotico traffico di Marsiglia. Avevo letto ciò  ma viverlo è differente, nonostante l'abitudine a Roma. Arriviamo al nostro appartamento, che ha un parcheggio privato e coperto, molto complicato da usufruire, infatti dal giorno dopo, abbiamo parcheggiato sempre in strada. Appartamento spazioso, luminoso e con due
bagni. No aspetta. Due bagni con lavandino e doccia. Il water, come in molte abitazioni francesi, si trova in un minuscolo loculo, senza finestra. Potete immaginare la difficoltà per quasi tutti nell'espletare le proprie funzioni fisiologiche, poi c'è chi si chiude più e chi meno. Si avvicina l'ora di pranzo, c'è qualche difficoltà a trovare un locale aperto, dato che non siamo proprio in centro ed è un sabato di agosto. Alla fine troviamo aperto la Brasserie Le Terminus, piccolo avamposto di tifosi del Marsiglia. Dentro ci sono foto e gagliardetti vari. Si mangia e si spende il giusto. Piccolo riposino per riprendersi dalla sveglia e poi si va alla scoperta di Marsiglia. Arriviamo alla fermata della metropolitana e dopo aver fatto un pò di casino con i biglietti, entriamo in metro, che non contempla l'aria condizionata e prendiamo direzione Porto Vecchio. Dire che la situazione è caotica è dire poco.
Ci dirigiamo versoL'Ombriere de Norman Foster. E qui sotto, oltre ad una piccola manifestazione pro Palestina, assistiamo quasi ad una rissa tra ragazze che cercavano di accaparrarsi una giovane donna che voleva fare le treccine. Tante urla ma alla fine predominano solo quelle. Iniziamo la nostra escursione di Marsiglia dal suo centro storico, dai suoi negozietti di sapone e di lavanda. Dalle sue scalinate e dal caldo che non ci lascia. Poi scopri dei piccoli angoli, in cui trovi un paio di locali e tanta gente che sorseggia bibite e aperitivi, anche analcolici, come quello che abbiamo preso noi, per la voglia di dissetarci. Franco che ogni tanto te lo perdi, perchè fotografa anche quello che non si vede. Per cena, dato che è la prima sera, abbiamo prenotato in zona docks . Ma prima di arrivare qui, ci fermiamo alla Cattedrale di Marsiglia, neobizantina dell'Ottocento con all'interno opulenti affreschi, mosaici e marmi. Ma l'esterno risulta molto più interessante e ottimo per le fotografie. Ne ho fatta una a Carla molto bella ed è finita sul suo profilo  di whatsapp. Arriviamo al centro commerciale Le Docks Village. La sua riqualificazione è molto interessante, al suo interno ci sono installazioni originali e raffinate. I negozi all'interno, oltre ad una palestra, rendono questo spazio unico nel suo genere nella città. Il nostro ristorante si trova li e si chiama Le comptoir des docks. Cena praticamente al buoi e con le zanzare che cercavano di banchettare con i nostri corpi. Al buio, perchè eravamo all'esterno e la luce era quella della illuminazione pubblica, ma quella sera  non era funzionante. Conto molto interessante grazie a The Fork, qui in Francia va alla grande. Alla fine abbiamo speso 15 euro a testa compreso vino in bottiglia. Cena normale, nei sapori nulla di eclatante. Con calma torniamo verso la nostra abitazione  dopo aver  percorso circa 16 chilometri. 
Mattina di domenica 18 agosto, dopo aver penato un pò per trovare dove fare colazione, facciamo uscire , con non poca fatica, la macchina dal parcheggio e ci dirigiamo verso la
Basilica di Notre Dame de la Garde. Lo spettacolo, arrivati in cima, è veramente interessante. L'isola d'If, dove si trovava la prigione del Conte di Montecristo,  è davanti a noi. Il vento si sente in tutta la sua forza, cosi decidiamo di scendere e dirigersi verso Aix-en-Provence. In circa 60 minuti arriviamo in questa deliziosa cittadina. Optiamo per un parcheggio coperto e custodito. La passeggiata tra queste strade è molto bella. Carla effettua  un acquisto veramente interessante, una stampa che evidenzia il fatto che, sul water sono ammessi tutti culi, compresi quelli di cani e  gatti.  I piccoli vicoli incantano gli occhi. E' domenica, c'è un bel mercato con prodotti locali in un viale pedonale. E' quasi ora di pranzo, ci sono parecchi locali, ma quasi tutti turistici, nessuno cattura la nostra attenzione. Alla fine scegliamo Chez Laurette, forse uno dei posti meno attraenti di tutta la vacanza.  La giornata è calda e cosi alla fine
decidiamo di andare a visitare il Museo Granet, il quale al suo interno ha un giardino molto fresco  e un ottimo caffè espresso delle macchinette. Come appendice alla struttura principale, c'è l'Antica Cappella dei Penitenti Bianchi, ove sono esposte opere di Monet, Picasso, Van Gogh, Dufy e De Stael. Luogo fantastico con delle opere bellissime. Qui Franco ha opposto una sterile resistenza alla ragazza che lo ha obbligato a mettere lo zaino davanti al corpo e non sulle spalle come d'abitudine. Rientro a Marsiglia con un pò di traffico, dopotutto è domenica e i francesi tornano a casa. Per la cena ci organizziamo un mega apericena, molto sostanzioso.  E dato che avevamo voglia di pizza, prendiamo due margherita da Au Vieux Pizzaiolo, che si trova a pochi metri dal nostro appartamento. Oggi abbiamo camminato per circa 13 chilometri 

Lunedi 19 agosto, il mattino è sempre dedicato alla ricerca di un luogo per la colazione. Grazie ad un gentile signore, che ci aveva visto in difficoltà nel trovare un locale aperto, riusciamo a trovare la Boulangerie Patisserie "Pain & Miel Artisan". Non

ci ha particolarmente soddisfatto, non solo per la presenza dei piccioni, ma anche per una qualità non eccelsa. Oggi la destinazione è Cassis, nel Parc National de Calanques. Dopo aver trovato posto nel parcheggio, iniziamo la nostra camminata verso il mare. Perchè alla fine di questo si tratta e tutta la giornata sarà incentrata su questo. Il trekking per arrivare alla spiaggia è impegnativo. Fortunatamente abbiamo scarpe che sono utili alla causa, anche se non sono propriamente adatte al percorso. Arrivati  alla Calanques de Port Pin, trovare un piccolo pezzo disponibile è stato alquanto complicato. L'acqua era veramente fredda, ma nonostante questo, i professionisti, dopo vare valutato l'impatto della salinità dell'acqua del mare , sui loro corpi, hanno deciso di tuffarsi. Francesca ed io, abbiamo ammirato cotanto ardore e coraggio e dal nostro punto di osservazione,  con ammirazione, li abbiamo guardati. Il ritorno al parcheggio, è  stato più difficoltoso dell'andata, il mare ci distrugge fisicamente. Per pranzo ci siamo fermati al punto di ristoro, che si trova all'entrata del Parc e abbiamo
preso da bere e un gelato. E che fai sei qui e non vai sulla spiaggia di Cassis? Dove per mettere un asciugamano in terra , devi saper lottare come un leone? Alla fine ne usciamo vincenti. Acqua del mare gelida e neanche invitante più di tanto. Maccarese in alcuni giorni è molto più bella. Dopo un'ora e mezza Francesca da segni di cedimento, ed io con lei. Ci fermiamo in un piccolo locale con tavoli al fresco e tra una orangina e un caffè espresso, ci riprendiamo un pochino dalla calura. La serata culinaria è dedicata ad uno dei piatti tipici di Marsiglia, cioè la Bouillabaisse, la zuppa di pesce. E il posto dove andarla a degustare è L'Inattendu, che si trova a Rue de la Paix, una delle zone che sono state rimesse a nuovo, nonostante si trovi a pochi passi dal Porto. E nonostante questo, Francesca ha paura lo stesso che le vogliano fare le treccine.  Veramente buona, anche se il prezzo , 41 euro, è elevato. E' un piatto unico e sazia abbastanza. Ci abbiamo abbinato un Cuvee St Laurent Ventoux, della casa vinicola Chateau Cedrus. Una gran bella scoperta. E non bisogna dimenticare la gentilezza della ragazza
che ci ha servito, che alla fine, nonostante fossimo arrivati con un pò di ritardo e la prenotazione fosse stata cancellata, ha applicato ugualmente lo sconto del 20% come da prenotazione  con The Fork. La nostra camminata giornaliera segna 16 chilometri. Domani si cambia luogo e si va a Montpellier.

E a priori scopriremo che quella giornata sarà piena di eventi particolari, dalla multa presa in zona Stadio Marsiglia a quella che ancora deve arrivare, ma che la società di noleggio auto ha avuto la premura di notiziarci. E poi c'è il top, ma questo sarà scoperto con il prossimo articolo


giovedì 18 luglio 2024

Il ponte tibetano di Sellano - 06030 - Sellano - Umbria - Italia

 E finalmente si riesce ad andare a Sellano. Il ponte è l'attrazione che andiamo a percorrere. Con Alfredo, appena è stato inaugurato, abbiamo deciso di andare. E dopo il volo dell'angelo a Rocca Massima, siamo qui. Partenza da Roma e in poco più di due ore, arriviamo a destinazione. La giornata è calda, le bottigliette di acqua vanno alla grande. Arriviamo un pò in anticipo rispetto al nostro orario di prenotazione. Facciamo un giro per il paese, che se non fosse per il ponte, sarebbe quasi deserto. Insomma solo complimenti per chi ha avuto questa grandiosa idea. Il movimento turistico che ha alimentato è molto importante. I biglietti li abbiamo presi online, così abbiamo risparmiato cinque euro.
La prima fase importante a cui sottoporsi, è quella dell'imbracatura , con annesso piccolo briefing per alcune attenzioni da avere durante la traversata. Soprattutto nell'uso del cellulare, che potrebbe far calare l'attenzione. Dopo questo, ci dirigiamo verso l'ingresso del ponte tibetano. Anche qui piccola spiegazione su come rimanere ancorati in sicurezza. Devo dire che le attenzioni al riguardo  non sono mai troppe. Il primo a passare è Alfredo , il quale fa da apripista. All'inizio della traversata, l'impatto è importante. Vedere dove si deve arrivare lascia un'emozione particolare. Si deve arrivare alla frazione di Montesanto, dopo ben 517,50 metri e un dislivello di 68 metri. I passi da percorrere sono 1023 e quasi 45 minuti per percorrerlo tutto, facendo anche foto e video nei punti di sicurezza che si incontrano durante la camminata. Lo spettacolo è stupendo, con il fiume Vigi che è sotto di te. Si cammina piano piano, l'attenzione deve essere sempre massima. Quando si raggiunge l'altezza massima, cioè 175 metri, la visuale intorno a te, è da togliere il fiato a 360°. A proposito, è il ponte più alto d'Europa.

Anche  a questa altezza fa caldo. Arrivati a Montesanto, ci viene tolta l'imbracatura. Dopo un rapido e sentito saluto, ci dirigiamo verso il pulmino per il ritorno, non ce la siamo sentita di tornare a Sellano a piedi. Occorrono circa dieci minuti di camminata prima di arrivare al punto di incontro con il mezzo che ci riporterà alla base. Poi ce ne vorranno altri   15 in movimento. L'esperienza è assolutamente da fare, non so se durante il fine settimana fila tutto liscio, ma ne vale comunque la pena. Sicuramente è da migliorare il servizio di trasporto per il ritorno a Sellano, gli orari non sempre vengono rispettati. E per terminare la giornata, il pranzo è stato di alto livello, dal Canevaro, in località Villamagina, a cinque minuti di auto dal ponte.

Museo Cappella San Severo - Via Francesco de Sanctis 19/21 - 80134 Napoli

  Senza alcun dubbio, uno dei più bei luoghi che abbia mai visitato. E fino a non molto tempo fa, non ne ero a conoscenza. Negli ultimi temp...